LETTERA DI UN NONNO AFFETTO DA COVIS-19

Scrivo una parte della lettera di un nonno di Barcellona affetto da coronavirus in cui ci racconta come si sente quando vede arrivare la sua fine e ci fa vedere che non era solo e che la solitudine ci salverà.

“Oggi voglio che tu sappia come gli anziani si sentono ora che siamo soli. Per noi in questi giorni non è facile perché ci fanno pensare e ricordare ciò che eravamo, cosa abbiamo fatto, e non sappiamo se possiamo fare qualcos’altro. Lo penserai alla nostra età Poco possiamo fare, a parte ripetere sempre le stesse storie, camminare e osservare ciò che ci circonda, aver bisogno dell’aiuto di quelli più vicini a noi, in breve, essere un fastidio. Ma c’era un giorno in cui eravamo l’impulso del futuro che ora ti diverti, siamo stati quelli che hanno combattuto per questa società in cui vivi, siamo stati quelli che hanno collaborato alla crescita di ciò che ora hai, eravamo il motore di ciò che ora chiami società.

Non so se la nostra fine è arrivata, perché un giorno doveva arrivare, ma così, trovandoci soli non volevamo. Oggi mi sono svegliato, ho alzato il cieco, ho aperto la finestra, respirato aria fredda e osservando quel viale vuoto, senza persone, senza macchine, senza rumore, mi sono reso conto che stavo affrontando solo un nuovo giorno. Un giorno, a cui chiedo solo di andare avanti, di essere il conto alla rovescia di questo brutto sogno, di essere la speranza di essere vicino a quella soluzione, di cui non so se avrò tempo per realizzarlo. Un giorno pieno di ricordi e illusioni di abbracciare coloro che amo di più. Non voglio andarmene così, senza dire addio, senza esprimere ciò che provo e senza sentire ciò di cui ho bisogno, un abbraccio, una carezza, un sorriso. Nessuno ci ha detto che la nostra fine potrebbe arrivare, non ci sono bombe stradali, né cannoni sui viali, né terroristi che ci minacciano. È un’arma letale silenziosa, non fa rumore, è ovunque in incognito e non sappiamo come catturarla. Siamo sempre in ritardo. Il tempo ci aiuterà a conoscerlo”

 

“Hoy quiero que sepáis lo que sentimos los ancianos que ahora estamos solos. Para nosotros estos días no son fáciles porque nos hacen pensar y recordar lo que fuimos, lo que hicimos, y no sabemos si podremos hacer algo más. Pensaréis que a nuestra edad poco podremos hacer, a parte de repetir siempre las mismas historietas, de pasear y observar nuestro alrededor, de necesitar la ayuda de los más próximos, en definitiva, de ser un estorbo. Pero hubo un día en el que fuimos el impulso del futuro que vosotros ahora disfrutáis, fuimos los que luchamos por esta sociedad en la que vivís, fuimos los que colaboramos en el crecimiento de lo que ahora tenéis, fuimos el motor de lo que ahora vosotros llamáis sociedad.

No sé si nuestro final ha llegado, pues algún día tenía que llegar, pero así, encontrándonos solos no queríamos. Hoy me desperté, subí la persiana, abrí la ventana, respire aire frío y observando esa avenida vacía, sin gente, sin coches, sin ruido, me di cuenta que me enfrentaba solo a un nuevo día. Un día, al que solo le pido que avance, que sea la cuenta atrás de este mal sueño, que sea la esperanza de estar cerca de esa solución, de la que no sé si a mí me dará tiempo a alcanzarla. Un día que esta lleno de recuerdos y de ilusiones de volver a abrazar a los que más quiero. No quiero irme así, sin despedirme, sin expresar lo que siento y sin sentir lo que necesito, un abrazo, una caricia, una sonrisa. Nadie nos dijo que podría llegar nuestro final, no hay bombas en la calle, ni cañones en las avenidas, ni terroristas que nos amenacen. Es un arma letal silenciosa, no hace ruido, está en todos los lugares de incógnito y no sabemos cómo atraparla. Siempre llegamos tarde. El tiempo nos ayudará a conocerla”.